Evita il baratro con una ruspa
Aprile 22, 2008
Un signore un giorno comincia ad attaccar bottone con me, su un treno. Stavamo tornando da Praga o Vienna, non ricordo. Il treno è quello che ti porta a Venezia, cuccette e cucina incorporati, puzza di pioggia e sudore e gomma bruciata e freni a olio. Post vacanza di giovanotti aitanti ma stanchi come delle pecore, tutto ciò che non ci voleva, insomma, era un barboso conversatore durante uno spostamento di diverse ore.
Ma eccotelo lì, postura pesante, alito uguale. Occhi con qualcosa di seccato: lo sapevo io, mai fidarsi di chi ha le punta delle unghie delle mani sporche, di chi porta a spasso la valigia con la cinghia d’apertura all’interno e soprattutto a chi non si lava la faccia al mattino, con evidenti formazioni gelatinose nei contorni degli occhi, tipo eyeliner post-Romero, lo sguardo dello zombie.
Ricordo una puzza tremenda di parmigiano, che nel giusto contesto, a tavola cioè, stimola le papille gustative e prepara le ghiandole salivari a dare il meglio di loro. Su un vecchio treno delle ferrovie dello stato assume però una forma (si può parlare di forma per un odore?) completamente diversa, infastidisce, nausea, destabilizza.
Poi il nervous breakdown. Parole senza motivo sono per me frecce insanguinate, lame che penetrano le sinapsi del cervello. Sto davanti al signore parlante e in volto mi si dipinge dapprima una smorfia di sfinita insopportabile lagna, poi il cervello comincia a perdere affluenza di sangue, paonazzo e sudaticcio arrivo a stento sul bordo della cuccetta. KO tecnico primo dell’arrivo della prima ripresa.
Da allora la convinzione che alcuni personaggi possano annoiarmi talmente tanto da farmi svenire è diventata ideologia. Quando chi ti sta difronte non ha un bel niente da dirti ma lo fa ugualmente, insistentemente. Quando non trovi mezza virgola della discussione che possa interessarti, anche solo un po’. Forse non sono che un iper-snob dalla pressione bassa, ma perchè rischiare di collassare davanti al nulla? Poi ti ci fai l’abitudine, iniziando a lavorare. Su tutte quelle colleghe così interessate alla fuffa, vorresti raccoglierle tutte con una bella ruspa Fiat Allis e costringerle in una discarica, o prepararle per una full immersion a base di betoniera e cemento armato.
In realtà quando il muratore che è in me comincia a non ragionare più, sarei capace delle cose più cattive…
Entry Filed under: Riflessioni. Tag: noia, noja con la i lunga, ruspa, ko tecnico, cose cattive, zombie, john romero.
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1.
roselia | Aprile 22, 2008 at 9:04 pm
in te coesiste oltre al muratore anche uno spiritello moooolto cattivo che se sollecitato fa di certe cose… !!
2.
lois lane | Aprile 23, 2008 at 10:46 am
mi sento tanto apeoperaia!
solidarietà incondizionata a te.
3.
laprofumiera | Aprile 23, 2008 at 5:37 pm
quando hai finito con la ruspa me la presti????
4.
giusbel | Aprile 26, 2008 at 1:03 pm
Anch’io mi sento un po’ muratore di tanto in tanto. Tu però potresti fare il capocantiere.
5.
xeena | Aprile 29, 2008 at 7:47 pm
Ma Praga e Vienna sono lontanucce e diversissime tra loro proprio non te lo ricordi??? Come dire Amsterdam-Bonn io non avrei dubbi se sono partita dalla Tulipania o da Mukkolandia
Kiss….a Vienna c’é la Sacher pasticcerie eleganti e i Bretzen come dimenticarli. A Praga ricordo solo cristallo e battone (cittá stupenda).
Xee
6.
basteuch | Aprile 30, 2008 at 10:37 am
miiiiiiii, Xee… quanto sei pistina!
non ricordo quale fosse il viaggio in treno, non quale fossero le città!
uff..mi vien da svenire…
hihihihi