Queste notti ventose

Quando ero adolescente, il vento mi elettrizzava. Mi piaceva, mi dava una strana euforia.

Non so esattamente quando è finito, ma so che più volte mi son ritrovato ad esserne irritato. Mi innervosiva, mi impolverava. Mi scompigliava i capelli (se li avevo sufficientemente lunghi). E so di aver intimamente riflettuto, sulla differenza di emozioni che scatenava sul giuseppe teenager e sul giuseppe adulto; senza trovare spiegazione, ma ricavandone un po’ di malinconia…

Rimpiangevo l’emozione che (allora) vinceva sulla razionalità.

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Questa sera, mentre il vento cresceva di intensità, ero al monte dei Cappuccini. Ho vissutto delle sensazioni intense amplificate da quello che i miei occhi vedevano e le mie orecchie sentivano. Lo sbattere delle porte della chiesa, il tintinnio degli ornamenti natalizzi, lo sguardo pietoso, ma severo, della scura statua della Madonna che guarda verso Torino mentre un cileo fosco incupiva la città, mi hanno avvolto e lentamente riportato a vivere il vento con lo spirito che temevo ormai sepolto. Gli odori che solleva, le immagini nitide e crude che rimanda, mi hanno dato sollievo nonchè la sensazione di poter soffiare via “la polvere” che mi sento appiccicata addosso ultimamente.

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